Tutti a piangere e a chiedersi come abbiano fatto sino ad ora i bambini e i ragazzini nati e cresciuti dopo la vittoria dell'Italia al Mondiale 2006, ma anche dopo il flop del 2010, senza mai vedere gli Azzurri in un Mondiale.
Pare che in Italia i bambini e gli adolescenti subiscano uno shock psicologico fortissimo se d'estate non vedono la nazionale italiana di calcio al Mondiale.
Peccato che nel mondo ci siano centinaia di milioni di bambini che, a parte crepare di fame, guerra, ecc., non vedono la loro nazionale disputare il Mondiale, e peccato che comunque gli italiani se ne sono fatti una ragione.
Il bello dei Mondiali, così come degli Europei, è il poterli vedere in piazza tutti insieme, anche se ciò non mi pare che capiti per la fase a gironi, e comunque non è che in ogni quartiere si formino gruppi festosi per guardarli... Quindi si perde un po' il senso di comunità e manca l'interazione col prossimo per un evento possibilmente positivo.
Ma si tratta pur sempre di poche partite e di poche ore. Stiamo parlando di una quantità di vita davvero piccola che non può assolutamente influenzare lo sviluppo psichico degli 'infanti'.
Se il problema non fosse questo, ma invece il sentirsi meno legati al pallone e quindi praticare altri sport, ma chi se ne frega, ma ben venga, mica esiste solo il calcio.
Che poi, appunto, i tifosi italiani hanno da sempre modo di esultare per le tante vittorie dei tanti Azzurri che trionfano in competizioni sportive estive, invernali, outdoor, indoor, di squadra, in solitaria, ecc.
Quindi il problema non si pone, non esiste, sono come al solito tutte chiacchiere emotive strappa-lacrime.
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