Due degli ultimi articoli recenti di Rivista Undici sono davvero allucinanti.
Anziché parlare del casino degli arbitri italiani e del giorno+orario delle partite di questo w.e., o di qualsiasi altro problema o casino o schifezza immonda del calcio italiota, di cosa parlano?
Degli investimenti di Beckham e Luis Enrique.
Nell'articolo dedicato allo spagnolo c'è questa frase che mi preme riporre qui:
"Dietro questo portafoglio così diversificato c’è sempre il nome di Luis Enrique, che come altri imprenditori di successo nel mondo dello sport – da David Beckham a Andy Murray – dimostra che andare il proprio core business, con le scelte e la competenza giusta, si rivela spesso una scelta vincente. Al pari delle Champions League in bacheca."
Spesso una scelta vincente?
Questi personaggi famosi hanno sicuramente dietro degli esperti di business e investimenti a cui appoggiarsi, ma in genere il business non è per tutti, infatti in genere dopo 5 anni chiude circa la metà delle nuove imprese e una buona percentuale fallisce entro 3 anni.
Prima di buttarsi in un business bisogna fare attenzione a tante cose tra cui:
tutti i più disparati costi (dipedenti, tasse e imposte, bollette, affitti, strumentazioni varie, ecc.);
la concorrenza spietata e mercato saturo, quindi difficoltà nel trovare clienti, cosa che invece per certa gente non è un problema perché stanno in cima alla 'piramide sociale';
cash flow gestito male;
investimenti iniziali molto alti che pochi possono permettersi di fare;
differenziare perché tutti dicono di farlo così se va male un'attività, le altre 2-3-4-5 compenseranno la 1^ fallita (no, molto meglio focalizzarsi, all'inizio, su una);
fatica, stress, problemi legali, fiscali, sindacali.
Insomma, a leggere certi articoli pare che i soldi siano lì a portata di mano di tutti, quando invece loro ce la fanno perché hanno fantastiche conoscenze, ottimi contatti, mica sono dei pincopallino come noi.