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venerdì, aprile 03, 2026

Il calcio italiano non deve inventare niente

Cosa deve fare il sistema calcio italiano per tornare ad avere una nazionale degna di nota, che stia in alto sia agli Europei che ai Mondiali?

Dall'alto della mia ignoranza, non deve inventarsi nulla, ovvero non deve fare altro che copiare le altre federazioni, nazionali e squadre di club che continuano ad avere successo e a praticare un bel gioco.

Quando vedo le squadre italiane io noto che si corre poco. Alcuni giocatori arriveranno anche a 11 o anche 12 km, ma in realtà di corsa vera e propria ce n'è ben poca. E a 12 ci arriva quasi nessuno comunque...

Manca l'atletismo e la grinta.

Quello che noto ad ogni giornata è, invece, una quantità incredibile di sceneggiate e battibecchi. Gli italiani sono così: se non discutono ogni volta per niente non va bene, così come non sono contenti se non recitano sempre la parte delle vittime. Sono proprio dei grandi (?) attori di teatro e di cinema.

Ma incrementare il numero degli scatti e la velocità in generale serve a poco, perché altrimenti avremo calciatori che in stile Chiesa vanno dritti su un rettilineo con la testa china verso il basso. Bisogna saper dosare la velocità, capire quando vale la pena rallentare, e bisogna sapersi guardare intorno, ci vuole quindi la cosiddetta visione di gioco, abbinata all'abilità di saper effettuare correttamente passaggi corti, medi, lunghi, lob, lanci, cross.

C'è bisogno che ogni nazionale giovanile e ogni squadra di club, comprese quindi le sue giovanili, seguano un prospetto preciso che li indirizzi verso l'accoppiata atletismo+tecnica, eliminando se possibile, sempre che la cosa abbia senso, quelle ferree convinzioni di certi allenatori legate ai moduli. Per prima cosa bisogna eliminare dalle loro teste gli schemi difensivisti, per poi spronarli a modificare lo schema e la formazione in base a come si sta sviluppando la partita e in base a cosa c'è da fare. Bisogna essere situazionisti, non dogmatici.

Tornando alla tecnica: ogni giorno i calciatori devono allenarsi a calciare il pallone in tante situazioni, partendo da situazioni base, in cui sono da soli, senza avversari, e devono limitarsi a crossare e tirare bene. Devono farlo sempre. Poi si creano ovviamente delle situazioni più complesse in cui il possessore di palla viene aggredito da 2 o 3 difensori e deve o dribblarli o trovare un compagno, con questo che deve sapersi liberare, magari in certe zone ben definite del campo per poter creare un'ottima azione offensiva.

I calciatori dell'Under 19 devono passare all'U21 e quelli dell'U21 devono passare in quella maggiore. Non dico tutti, ma una buona parte dev'essere fatta maturare per approdare a quella maggiore. L'obiettivo dev'essere quello.

Inutile lamentarsi dei troppi stranieri nelle rose dei club italiani, così come della vendita dei migliori giovani italiani all'estero. La realtà è questa e non ci si può fare nulla perché viviamo nell'UE in cui c'è per fortuna la libera circolazione delle persone comunitarie. I c.t. delle nazionali devono semplicemente andare in giro per l'Europa a seguire i possibili convocati, sia che giochino in Inghilterra che in Turchia. Anche all'estero ci sono tanti stranieri, ma molte nazionali che hanno pochi possibili nazionali nei loro campionati di club riescono cmq a giocare bene e a qualificarsi. Così come ci sono campionati, come quello francese, in cui molti club vendono molte giovani promesse all'estero, eppure la nazionale francese è tra le più forti.

Perché la Francia è tra le più forti? Primo perché molti calciatori di chiara origine extra-europea diventano francesi, secondo perché tutti i giovani francesi vengono allenati a migliorare la loro tecnica, terzo perché chi gioca all'estero viene costantemente monitorato dai c.t. e staff.

E la psicologia? Bisogna valutare i calciatori anche in base alla loro testa. Via gli sbruffoni, i bulli, la gente tossica. Bisogna puntare su chi lavora seriamente in stile Sinner e Antonelli, e nei club bisogna dare fiducia ai giovani inserendoli inizialmente in partite poco importanti, evitando di bruciarli, per poi dargli sempre più spazio. 

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