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martedì, maggio 12, 2026

Non c'entra l'assenza di italiani ma di un gruppo storico

Non passa giorno senza che ci si lamenti del fatto che nella Serie A degli ultimi tot anni giochino pochissimi italiani.

Il problema non esiste, in quanto l'Italia fa per fortuna parte dell'Europa Unita aka Unione Europea in cui le persone appartenenti a Stati che costituiscono questa comunità economica e politica possono liberarlmente spostarsi e lavorare dove più gli pare e piace.

Da ragazzino ero ben contento dell'arrivo di tanti stranieri in Italia e più i nomi erano esotici (pur essendo a me conosciuti grazie a Sensible World of Soccer, al Guerin Sportivo o grazie a qualche partita vista sulla Rai o Tele+), tipo Djorkaeff e Kanchelskis, più ero contento, così come mi piaceva leggere nomi stranieri nella mia squadra del cuore.

Il problema vero, dunque, è un altro e riguarda le persone e i calciatori di ogni nazionalità: il calciomercato, da cui il nome del mio blog prende spunto (a chi diamine lo dò 'sto calciatore mezzo bidone? ahah).

Una squadra perde 'anima' quando ogni estate viene cambiata quasi tutta. I tifosi vogliono non solo vincere, ma anche affezionarsi ai loro beniamini, che in maggioranza vengono tifati non certo per il loro nome o colore della pelle, per cui quando tutto un blocco difensivo o tutti i migliori giocatori offensivi vengono ceduti, cala l'attaccamento al club che diventa una specie di supermercato o di broker che compra e vende. 

Lo stesso lo vediamo nella nostra vita: se a scuola cambiamo classe o istituto/liceo cosa succede? Che ci mancheranno i nostri vecchi compagni perché dobbiamo ancora abituarci e quindi fare amicizia con quelli nuovi. Se lavoriamo in un'azienda in cui ci sono solo stagisti o lavoratori a tempo determinato, ecco che ogni tot mesi ci saranno colleghi nuovi e non nasceranno amicizie durature e quel luogo ci sembrerà freddo. 

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